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La transe come archetipo degli stati di coscienza


Dott. Luisa MERATI

Medico chirurgo, specializzata in psicoterapia, psicologia clinica, allergologia, immunologia, nefrologia; diploma di ipnosi (AMISI), diploma di psicoterapia a indirizzo psicosomatico

Coordinatore sezione SIMP S. Carlo – Naviglio Grande

Docente all’Istituto di psicoterapia ANEB

 Innanzitutto: questo non vuole essere una rassegna degli stati di coscienza,ma partendo dall’applicazione dell’ipnosi viene a chi la pratica l’interesse di sviluppare l’argomento transe (da transire) come stato di passaggio da uno stato di coscienza ad un altro, meglio ancora se lo stato di coscienza detto comunemente “ipnosi” può essere un mezzo per poter raggiungere uno stato estatico:

 

di fatto ciò che si prova in tale stato è la percezione intensa di un’appartenenza al cosmo e a tutto ciò che accade.

 Se si amplia il concetto di transe a tutti gli stati di coscienza modificati si stabilisce una specie di equivalenza fra la nozione di transe e quella di stato modificato di coscienza, con la differenza che a rigor di termini la transe è uno stato modificato di coscienza socializzato e spesso istituzionalizzato come accade nei riti della transe di possessione.

Il termine stato modificato di coscienza unisce concettualmente:

 • transe di possessione;

• stati indotti da sostanze;

• meditazione;

• stati ipnoidi.

 

Per quanto riguarda gli stati indotto da sostanze nella nostra società c’è questa tremenda paura della droga perché non la si sa usare a differenza di altre culture dove la stessa droga è associata al divino: è difficile da capire e da ammettere che esiste un uso corretto della droga.

Con la droga oggi succede quello che è successo con la transe diabolica del medioevo allorché questa nasce dalla distorsione della transe divina di tipo greco e gli dei, tra cui Dioniso, il dio dell’ebbrezza chimica, vengono associati al diavolo.

Vogliamo fare un elogio della transe per salvarla dal discredito in cui è caduta forse perché sono stati dimenticati i grandi miti che davano un orizzonte significativo alle esperienze estatiche, così come l’abilità di certi popoli come i messicani con i funghi o gli orientali con la loro articolata e differenziata conoscenza degli SMC.

In una società scoppiata ed irta di difese abbiamo dimenticato una certa saggezza ed arte di vivere; non stupisce se in mancanza di una tradizione o di una cultura in grado di dare orizzonte a certi tentativi di “uscire” in una realtà più larga, libera e felice, questi poi diano luogo al consumismo, all’isteria, all’uso mortale delle droghe, ad un cattivo uso del proprio corpo e ad un cattivo uso della transe, cioè ad una falsa transe.

Riabilitazione della transe nella logica di un processo vitale, collettivo e personale, di liberazione, in una logica ambivalente, che può apparire ambigua, che oscilla tra il dionisiaco e l’apollineo, tra il caos e l’ordine, tra la rivolta e l’obbedienza.

Nel maggio ’68 la riabilitazione della transe apparve in consonanza con il breve periodo fiorito delle estasi psichedeliche, durante il quale una parte di giovani avevano vissuto come se “quel giorno fosse gia qui”.

In quella transe passava molta energia vitale libidica ed anche sociale rivelando l’esistenza di risorse percettive, emozionali e cognitive che in maniera variamente consapevole rivelavano un’immagine più luminosa e più intensa della relazione con noi stessi, con gli altri e con l’universo.

Per Lapassade la transe rimanda all’esperienza originaria del corpo libidinale e della coscienza “esplosa”, ovvero al magma vitale sulla cui base si sono costruite istituzioni, si sono edificati dei culti, hanno funzionato delle terapie.

Le pure transe, isolate dal loro contesto storico e culturale, si sottraggono ad ogni possibilità di studio e di valutazione concreta,ma il fatto di rintracciarne le figure storicamente determinate nel tempo e in altre culture, non deve farci dimenticare che la transe è uno stato disconosciuto della vita ordinaria:quello di una coscienza che abita il mondo attivamente e che si estasia nel mondo,ritrovando furtivamente, fugacemente una disponibilità trascurata nella nostra cultura occidentale, ma non assente. Ci sono, nell’esperienza della maggior parte delle persone momenti di gioco, di buffoneria, di vertigine, o anche di sospensione, che non si conformano alla realtà quotidiana e sfidano ogni spiegazione razionale. Dopo le brecce aperte da Freud ci si è accorti che funzioniamo tutti nel modo della duplicità, nel senso che siamo doppi e siamo altra cosa da quell’adulto fisso in un’identità contratta.

Nelle culture che prevedono tali stati non ordinari di entusiasmo e di eccedenza estatica è pratica corrente socializzarli tramite le istituzioni. Allorché evochiamo la transe ci troviamo di fronte ad una risorsa vitale e alla complessa esigenza di ritrovare la nostra incompiutezza: specialmente oggi che la transe evade il suo tradizionale ricettacolo religioso o esotico e affiora negli ambiti più diversi della vita corrente dando luogo ad una grande varietà di figure di transe.

Tanto delirante, rumoreggiante appare la nostra società da tornare all’antico paradigma dionisiaco di superamento delle inibizioni, delle repressioni, delle rimozioni: Dioniso opera nella confusione, il dio eternamente bambino, confusione inizialmente caotica affettiva e delirante su cui prende forma e si costruisce in un ordine sociale il desiderio di un altro corpo, di un altro mondo.

La transe è questo passaggio dal caos ad un nuovo ordine, mai stabile, mai definitivo, ma anzi espressione di un significato integralmente umano: è così che nei vari contesti, le istituzioni della transe e della possessione trasformano le allucinazioni in visioni.

Quindi transe come stato modificato di coscienza culturalmente elaborato e integrato a dei rituali, generalmente considerata, dalle società che se ne servono, come una risorsa: selezionando alcuni stati modificati di coscienza socializzandoli e integrandoli a dei rituali alcune società trasformano le allucinazioni in visioni utili per la crescita personale di alcuni individui e significative per la società.

Alcune transe sono legate alle iniziazioni, altre a situazioni terapeutiche, altre ancora servono alla divinazione, integrate alle liturgie, ai rituali, a certe cerimonie, alcune transe mirano a stabilire un rapporto diretto con il mondo invisibile

Essere per un certo periodo “fuori di sé” indica la dimensione essenziale della transe, in alcuni casi ricercata deliberatamente.

Sappiamo che nella transe c’è dell’erotismo e sappiamo pure che dioniso/satana è diventato il dio della vita e del piacere.

Dal momento che il cristianesimo sconfessa la transe la respinge e la reprime, essa ricomparirà sempre più come un segno di patologia sociale. Ed è così che nelle epoche più nere delle guerre, della peste, delle diverse calamità, si vede il riapparire della transe “maligna” come un segno nello stesso tempo di sofferenza e di protesta.

Tralasciamo la lunga storia di Mesmer, Charcot, Freud:è cosa arcinota.

Freud comunque paragona il gioco del bambino al sabba delle streghe: “le loro riunioni segrete con danze ed altri intrattenimenti si possono vedere ogni giorno nelle strade dove giocano i bambini-la transe di possessione non è solo un’esperienza simbolica della morte e dell’orgasmo, essa è anche nello stesso tempo un gioco e tale gioco procura uno specifico piacere:in questo caso la transe è un ritorno all’infanzia.Più precisamente è l’infanzia che continua, sempre, ad essere in noi, siamo dei bambini ma l’abbiamo dimenticato.

Nell’attualità i raver sottolineano l’idea di una conoscenza nascosta e ineffabile, hanno l’intuizione intima di una verità essenziale, straordinaria ed evidente, una sensazione di immensità, una visione dell’armonia dell’universo, un “ritorno alle originei”. La modificazione dello stato di coscienza ordinario è per loro un’apertura verso “qualcos’altro”, vissuta come una “rivelazione più o meno sconvolgente. La transe, se poggia su una conoscenza esoterica, può essere considerata come mistica.

Tuttavia l’estasi di tipo mistico suppone un dispositivo che è all’opposto dei rave: tratti essenziali del tipo mistico sono la solitudine, il silenzio, l’immobilità della preghiera o della meditazione, il rave di contro è fondato sulla iperstimolazione (gruppo, musica, rumore, danza).

Alcuni suggeriscono di riservare la nozione di “estasi” agli stati vissuti nelle ipostimolazione, e di parlare di transe quando si è nella iperstimolazione.

Espressione di una rottura più o meno profonda con le condizioni imposte alla vita quotidiana, lo stato di rave è una transe anche se paradossalmente la sostanza reputata come produt trice di tale transe abbia preso il nome di ecstasy.

Negli Stati Uniti e poi in Europa la parola tende a designare tutti quegli stati sconosciuti naturali o provocati che hanno probabilmente la loro sede nel sistema limbico, sede dei centri emotivi del cervello. La transe oggi è l’altra coscienza.

Una coscienza esplosa aperta altra da sé. È la coscienza lucida ad essere seconda e ad essere una coscienza mutilata e nello stesso tempo asservita sia alle necessità della produzione che alle esigenze dell’ordine. La coscienza cosiddetta alterata è al contrario originaria, è la coscienza dello stato primario e non “secondo” di fusione e indistinzione. Ma dal momento che è tenuta sotto controllo questa coscienza originaria apparirà come “alterata, esplodente” o anche “sballata” una volta che essa venga ritrovata e messa in libertà.

La transe è innanzitutto un comportamento motorio diverso dal solito. Per l’osservatore occidentale è un sintomo psicopatico, ma altrove tradizionalmente nella cultura religiosa e popolare è o l’estasi del corpo oppure l’intervento di un dio di uno spirito di un demone, che cavalca il corpo dei posseduti.

La transe non è un fatto patologico, è un fenomeno normale la cui base è neurofisiologica, corporale, su questa base ogni cultura impone un contenuto ed un significato.

E lo stato ipnotico è uno stato di transe la cui prima tappa consiste abitualmente nel distacco del soggetto dalla realtà esterna e interna.Il soggetto buono per l’ipnosi è quello che è disponibile all’abbandono degli stati abituali di coscienza allo stato di veglia e che ricerca così delle situazioni in cui la coscienza si abbandona e trova piacere in ciò-alla stessa famiglia appartengono la disponibilità alla transe, alle esperienze estatiche.

La transe primitiva selvaggia originaria è una transe arcaica, quella dell’animale che si libera, quella delle norme di vita istintive che esplodono con l’apparizione filogenetica di una plasticità nuova dell’organismo, di una disarticolazione delle membra del corpo in statu nascendi. La transe evoca infatti i movimenti disordinati, esplodenti, di un organismo postnatale che non ha ancora imparato l’integrazione dei gesti, uno stato di passaggio sul limitare di una cultura che non si è ancora separata dalla natura.

Questo corpo neotenico delle origini non è ancora il nostro corpo involucro, questo corpo dei nostri tempi che si racchiude su se stesso e distacca dal mondo, il corpo delle origini è un corpo arcaico che vive ancora nella indistinzione di un corpo comune, fusionale, nell’orgia primitiva:questa indistinzione originaria e fusionale mette il corpo in connessione immediata col mondo: tale connessione fusionale si ritrova nella transe, la quale può sorgere alla vista di una pietra, al sentire di un ritmo, per l’immergersi nel mondo di un corpo fusionale e di una coscienza allo stato esplodente.

Nella sua forma originaria e in noi sempre disponibile in qualche luogo, la transe è godimento di sé e del mondo, in modo indistinto e se si vuole confuso, ma questa confusione deve essere intesa come una fusione originaria ritrovata.

 

Bibliografia

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